apposizione in greco antico

Ogni sillaba contiene una vocale con una o due more vocaliche, e una mora in una parola è accentata; la mora accentata era pronunciata a un tono più alto di altre more. Comparative ipotetiche: si paragonano circostanze immaginarie con quelle reali, sono introdotte da ὥσπερ oppure ἄν εἰ (come se) + ottativo se ci si trova in un periodo ipotetico della possibilità, o l'indicativo di un tempo storico se ci si trova in un periodo ipotetico dell'irrealtà. La frase in greco antico ha la stessa struttura, almeno per le componenti del discorso, dell'italiano, è formata da un soggetto, un predicato, i complementi, gli articoli, gli avverbi e le particelle pronominali. Gutturale davanti a dentale di grado diverso si assimila assumendo il grado della dentale: Eccezionalmente la preposizione -ἐκ- (da) mantiene immutata la -κ- davanti a consonante mentre la muta in -ξ- davanti a vocale. Il grammatico inizialmente, seguendo i precetti di Platone e Aristotele, era visto come uno specialista filosofo concentrato sulle forme della lungua, prendendo in esame i classici, come Omero, Esiodo, i lirici e i tragediografi. "῏Ω οὗτος" = "Ehi, tu!". L' indicativo imperfetto e aoristo con la particella modale ἄν e la negazione οὐ esprimono la possibilità di un'azione nel passato, non di necessità avvenuta (irrealtà)[20]; l'azione prospettata come possibile nel passato, finisce per essere contrapposta al suo compiersi; di qui l'identità di rendere la potenzialità o l'irrealtà del periodo ipotetico. Le proposizioni relative con valore consecutivo hanno gli stessi modi delle altre consecutive esplicite, e possono avere nella negazione οὐ e μή. Sin dalla fine del IX, inizio dell'VIII secolo a.C., i dialetti greci appaiono grosso modo divisi in cinque grandi gruppi: Oltre a ciò, merita attenzione l'arrivo delle ultime 5 lettere nell'alfabeto greco, non presenti né nel fenicio che nel cipriota, ossia Υ Φ Χ Ψ Ω. Inizialmente per la prima /u/ i greci usavano la lettera fenicia /w/ che stava a metà tra uno iota e una u, e che scrivevano come digamma (dalla forma di un doppio gamma maiuscolo). Si muta in aspirata l'eventuale tenue (τ > θ), si muta in aspro l'eventuale spirito dolce. Assimilazione, dissimilazione, eliminazione, Lingua greca e la formazione dell'alfabeto, I gruppi colorati delle varianti dell'alfabeto greco antico, Terza declinazione (o declinazione atematica). La particella ἄν svolge la funzione logica simile al condizionale italiano, serve a indicare un'azione potenziale nelle proposizioni secondarie o subordinate: ciò che può o doveva verificarsi, oppure un'azione irreale, che si verificherebbe nel presente, oppure si sarebbe verificata nel passato in presenza di una condizione irrealizzabile: Ha molteplici usi nelle proposizioni: può essere innanzitutto un avverbio, poi può essere una congiunzione e preposizione: ὡς + ottativo esprime il desiderio realizzabile, e viene usato nelle esclamative. Se il soggetto di un'infinitiva è diverso da quello della sovraordinata, viene espresso in accusativo come gli eventuali predicati: Νομίζει σε ἀνὴρ ἀγαθὸς εἶναι (egli pensa che tu sia un uomo buono). Sono rintracciabili, in alcuni nomi notevoli, relitti del locativo Vien usato come desiderativo l'ottativo al presente e al futuro, se è usato con tempo storico, ciò riguarda il significato di un'azione desiderata che si è compiuta. La proposizione relativa nel greco antico, come in latino e in italiano, è una subordinata legata alla sua reggente da un pronome relativo. La prima declinazione regolare (non contratta) si articola in due sottoclassi: l'una comprendente esclusivamente i femminili, l'altra comprendente i maschili, che hanno il nominativo singolare sigmatico, il genitivo singolare -ου della seconda declinazione e, talvolta, il vocativo singolare esce in alfa breve anche se nel resto della declinazione è lungo. Il tragediografo Ecateo di Mileto ne La presa di Mileto aveva messo in bocca a re Danao l'invenzione dell'alfabeto moderno, il quale era stato re di Argo, ma anche della Libia, personaggio ripreso anche da Eschilo nelle Supplici. Temporali esplicite: sono introdotte dalle tipiche congiunzioni "di tempo". Proposizioni causali: sono espresse in modo esplicito e implicito; nel primo caso con l'indicativo, e introdotte da varie congiunzioni, nelle forme implicite sono espresse col participio congiunto o assoluto, o con l'infinito sostantivato accompagnato da opportuna proposizione. Ecco l'elenco dei principali complementi in greco (in ordine alfabetico) e dei modi più comuni per costruirli. Nelle proposizioni indipendenti l'indicativo presente si trova per lo più in tutti i casi in cui ricorre anche in italiano: esprime un'azione o uno stato obiettivamente constatati, riferiti, negati nel loro valore temporale; in questa funzione è privo di particelle modali, e la sua negazione è οὐ, ma può avere anche la funzione modale con particelle: Solitamente il valore ingressivo egressivo è espresso da quei verbi quali βασιλεύω (regnare) che al presente indicano uno stato continuo, all'aoristo ἐβασίλευσα (divenni re); l'aoristo può essere anche gnomico per sentenze e proverbi, oppure "tragico" nelle opere drammaturgiche, solitamente usato nella 1 persona singolare, in cui il personaggio esprime di aver compreso qualcosa e di averlo perfettamente digerito (io ho capito questa cosa); oppure può essere dialogico nelle proposizioni interrogative, molto frequente in Platone. Nella flessione verbale invece possiede solo la seconda e terza persona[6], ma le desinenze proprie sono uguali per entrambe le persone tranne nelle terminazioni dei tempi storici e nell'imperativo. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Periodo ipotetico dell'oggettività o realtà (I tipo): la protasi introdotta dalla particella εἰ (nella negazione si aggiunge μή) ammette tutti i tempi dell'indicativo, l'apodosi può avere l'indicativo, il congiuntivo esortativo, l'ottativo potenziale, l'imperativo o un aggettivo verbale in -τέος. Le preposizioni in greco si distinguono in:. Si usavano sillabo-grammi, ispirate alla labiovelare indeuropea, dove non si aveva ancora l'esito dentale o labiale. endobj Il verbo in greco si modifica suffissando a una radice verbale una vocale tematica, un suffisso modale e/o temporale una terminazione; talora la radice stessa è ampliata con dei prefissi o degli infissi, per definire i vari temi temporali e le loro funzioni. Il nuovo grafema fu ottenuto aprendo il cerchio classico dell'O, e inserendo due appendici laterali. Esempio per la funzione soggettiva: Ἀνάγκη ἐστὶ ἡμᾶς τῇ Κύρου φιλίᾳ χρῆσθαι (è necessario che noi restiamo fedeli a Ciro). L'infinito sostantivato è preceduto dalle preposizioni ὑπέρ, ἕνεκα τοῦ. ��T��`⼐ La struttura della prima declinazione greca risente, in attico, della caratteristica evoluzione fonetica dell'α in questo dialetto: nel greco attico, infatti, l'α lungo si muta in η, a meno che non sia preceduto da ε, ι o ρ, nel qual caso non muta di timbro (si tratta del cosiddetto "alfa puro", assente del tutto nel dialetto ionico). Nell'articolo si osserva che le forme del duale femminile tendono ad essere sostituite dalle corrispondenti forme del maschile/neutro, che quindi si standardizzano come uniche forme di articolo duale. Implicite: si esprimono col participio congiunto, a volte accompagnato da καίπερ, che concorda con il tempo verbale della reggente, poi con il genitivo assoluto e l'accusativo assoluto + infinito. Nel periodo classico (V-IV secolo a.C.) gli accenti di parole non erano indicati per iscritto, ma dal II secolo a.C. in poi furono inventati vari segni diacritici, tra cui un accento acuto, circonflesso e grave, che indicava un tono acuto, una caduta passo e un tono basso o semi-basso rispettivamente. In greco ὑποτακτική [ἔγκλισις] (cfr. eimj iv), vale il semplice episv tamai. <> Dizionario Latino: il miglior dizionario latino consultabile gratuitamente on line!. Dal punto di vista del numero, il greco attico, come il sanscrito, possiede, nel verbo e nel nome, un duale. alcune! Il verbo greco conserva parecchi tratti arcaici del verbo indoeuropeo, ma mostra altresì notevoli forme innovative, e in particolare, rispetto alla lingua madre, è caratterizzato dalla generale tendenza a rendere coerente il sistema della coniugazione verbale per tutti i tempi, le forme e i modi. Materia: uso del genitivo semplice, a volte preceduto da ἐκ, ἀπό, oppure semplice aggettivo. Nel 1200 inoltre si ha l'invasione dorica, che distrugge le cittadelle micenee, occupando la Ionia e Megara[3]; inoltre si dimostra come, con l'amalgamazione dei vari popoli nella Grecia, tra di essi si sentisse la forte differenze linguistica[4]. In quanto lingua flessiva, possiede un'ampia articolazione di declinazioni nominali. Ciò accadde anche dopo la conquista romana della Grecia, e l'occupazione da parte di Bisanzio, sino all'indipendenza ottenuta nel 1821-22 dall'impero ottomano, fu avvertita l'esigenza di restituire alla Grecia anche una lingua scritta oltre a quella parlata, appunto la δημοτική, e si sviluppò la cosiddetta καθαρεύουσα, una "lingua pura" artificiosamente ricostruita alla base dell'antica lingua dotta dell'antichità classica. Presentano anomalie nella declinazione due aggettivi molto frequenti per il loro significato: μέγας, μεγάλη, μέγα = grande; πολύς, πολλή, πολύ = molto. In! io mi lavo = lavo me stesso). Un esempio: ὡς εἰς μάχην παρασευάσαντο (Si prepararono come per venire in battaglia). Participio predicativo: detto anche complementare, completa un verbo che da solo non ha un significato compiuto, può avere valore di complemento predicativo del soggetto se si riferisce al soggetto della principale, o di predicativo dell'oggetto o di altri complementi della principale. Accusativo assoluto: costruito da un solo participio, nel caso accusativo, sostanzialmente riguarda il genere neutro, e ha come soggetto un infinito, e viene reso come proposizione concessiva, ma si possono rendere anche al gerundio: Κατακείμεθα, ὥσπερ ἐξὸν ἡσυχίαν (Siamo incerti, come se fosse lecito il fatto di starsene tranquilli). ; Le preposizioni proprie servono a formare i complementi e le parole composte, perdendo nel corso del tempo la loro funzione avverbiale.. Sono rintracciabili, in alcuni nomi notevoli, relitti del locativo indoeuropeo, ancora presente in altre lingue antiche, e tuttora presente in molte lingue slave. Genitivo assoluto: nel costrutto il soggetto e predicato sono posti in caso genitivo, e non sono per forza collegati l'uno all'altro nella struttura sintattica, e concordano in numero: il soggetto può essere un sostantivo, un aggettivo o un pronome, il predicato è sempre un participio, tale participio non viene mai preceduto da articolo, ma solo il sostantivo. ), πότερος, -α, -ον (quale dei due? Le desinenze generali della III declinazione (che continua in vario modo la classe dei nomi atematici indoeuropei) sono le seguenti: Tali desinenze sono tuttavia spesso oscurate da mutamenti fonetici, nelle diverse sottoclassi in cui la III declinazione si divide. La prova del "mare" dalla radice *mar, assente in greco, dato che inizialmente i popoli Greci furono assenti dal mare, dimostra come per questo termine, in greco ce ne siano molti di più. La posizione degli accenti e delle diverse vocali risulta anche fondamentale a livello poetico, in quanto determinano il metro utilizzato dal poeta. Insieme a ciò, i Greci affrontarono il problema di altri suoni comuni come ph - ch - ks - ps, e nei vai dialetti che si parlavano nell'Eellade, vennero fuori vari risultati, che furono studiati nel 1887 da Adolph Kirchhoff, il quale creò delle carte geografiche di quattro gruppi di alfabeti greci: il rosso, il verde e l'azzurro chiaro-scuro. L'accusativo plurale esce sempre in -ᾱς, con alfa lungo anche se impuro. Se il soggetto dell'infinito è diverso da quello della principale, si pone in accusativo. Le proposizioni relative proprie, dette anche aggettive, attributive o appositive, svolgono la stessa funzione dell’attributo o dell’apposizione. Il greco ha quattro modi finiti (gli stessi dell'indoeuropeo, ancora conservati in vedico) e due forme nominali. In dipendenza da sostantivi e aggettivi si ha l'infinito limitativo, che completa e limita il significato del verbo reggente: δεινὸς λέγειν (abile nel parlare), ἄξιος τιμᾶν (degno di essere rispettato). Esempio per i sostantivi o aggettivi neutri sostantivati + ἐστίν: Καλόν ἐστι ἀγαθούς φαίνεσθαι (è bello apparire valorosi). ), Potenzialità nel passato - Τί ποτ' ἂν ἕπαθον ὑπ'αὐτῶν; (Che cosa mai "avrei potuto subire" da loro? Infinito e participio con ἄν: nelle proposizioni dipendenti espresso col participio o l'infinito, ἄν conferisce all'enunciato il valore della potenzialità o dell'irrealtà, come accade nelle indipendenti, quando la medesima particella è unita all'ottativo o all'indicativo dei tempi storici: Φίλιππος, Ποτίδαιαν δυνηθεὶς ἂν αὐτὸς ἔχειν, Ὀλυνθίοις ἀπέδωκεν (Filippo, che pure avrebbe potuto tenere per sé Potidea, la restituì agli abitanti di Olinto), Οὐκ ἄν μοι δοκεῖ τὸ τοιοῦτο συμβῆναι (Non mi pare, Con modi finiti, in unione a un modo finito, ὡς ha i valori di congiunzione subordinante, consecutivo = ὥστε (cosicché - si usa che per le completive e le finali). in italiano si può rendere con una proposizione relativa. Lettere greche e trascrizione Nome L’alfabeto greco è composto da24 lettere, di cui 7 vocali (α, ε, η, ι,ο υ ω)e17 consonanti (β γ,δ ζ,θ,κ, λ,μ, ν ξ π ρ σ τ, φ, χ ψ). <> Quando sono espresso con il participio, hanno valore comparativo ipotetico. Luogo (moto per) diav+ genitivo - Vantaggio uJpevr+ genitivo. Gli accenti scritti sono stati usati solo sporadicamente all'inizio e non sono stati utilizzati fino al 600 d.C. Esso "partecipa" delle proprietà del nome e del verbo, è declinabile in genere, numero e caso come un aggettivo, usando l'infisso εντ - οντ - υντ - αντ; può reggere casi, esprimere tempo e diatesi come un verbo. La prima declinazione 6. Si dividono in: Relative proprie: quando aggiungono o precisano qualcosa sul termine cui si fa riferimento; la loro funzione è paragonata a quella dell'attributo e dell'apposizione nell'ambito della frase (Es: Non sanno quello che dicono). Questo dipende dal fatto che il sistema verbale italiano, figlio di quello latino, privilegia una successione logica sulla scala temporale, individuando ogni azione in sequenza; il greco, invece, esprime il tempo in modo assoluto, cioè non mette in evidenza la successione delle azioni (le azioni sono espresse come presenti, passate o future, senza che ci sia relatività logica fra di esse), preferendo invece esprimerne l'aspetto e per questo il suo sistema verbale offre un solo passato compiuto. Essa appare come una declinazione atematica, dato che, a differenza delle altre due declinazioni, inserisce le desinenze direttamente sulla radice nominale, senza intermediazione di vocale tematica. complemento.! A un certo punto tra il II e il IV secolo d.C. la distinzione tra acuto, grave e circonflesso scomparve e tutti e tre gli accenti vennero pronunciati come accento identico, generalmente ascoltati sulla stessa sillaba come l'accento pece nell'antico greco. Identica evoluzione si ritrova in alcuni neutri come ἀνώγεων "sala". Al secondo posto, nella frase vanno elementi "accessori", come avverbi o pronomi, per quel che riguarda il verbo, non ha mai una collocazione precisa, lo si può trovare all'inizio della frase, nel mezzo o nella fine, ogni scrittore greco lo posiziona semplicemente in base al risalto che voleva dare a loro nella sua specifica opera. hye-3}�gw��3�+�~5/nP��M�r�+�=�?5�V)���W��a ݤ 2 0 obj 3 Voci correlate. Il singolare e il plurale hanno le consuete tre persone nell'indicativo, nel congiuntivo e nell'ottativo, ma non nell'imperativo, che non ha le prime persone; il duale ha solo la seconda e la terza persona in tutti i quattro modi finiti. Se l'eventualità riguarda l'azione passata, la protasi è introdotta da εἰ + ottativo presente o aoristo, l'apodosi ha l'indicativo di un tempo storico (solitamente si preferisce l'imperfetto); si esprime l'azione iterata. La lingua greca è dal punto di vista tipologico una lingua flessiva, caratteristica che eredita dalla sua lingua madre, l'indoeuropeo. La grammatica greca di cui qui delineeremo gli aspetti fondamentali è improntata in larga parte al dialetto attico, parlato ad Atene, ed impostosi dal V secolo a.C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia militare, politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una componente ionica più o meno forte a seconda dei luoghi, sarà alla base della κοινὴ διάλεκτος, la koinè di età ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Sono introdotte da un pronome relativo, o dagli avverbi relativi οὗ, ὅποι, ὅθεν. assimilazione, dissimilazione, eliminazione; τ, θ + j = in attico: -σ-. Tale fenomeno è raro presso gli attici e si trova esclusivamente in poesia; provocando l'incontro tra due consonanti dà luogo a vari mutamenti fonetici. endobj Esso è un verbo usato per frasi di comando o esortazione, ha origine antica ed è vicina alla funzione del richiamo resa dal vocativo. Per esprimere la. Il participio è anche predicativo, del soggetto, dell'oggetto. La semiconsonante ϝ, detta digamma e grafema del fonema /w/, è anch'essa caduta in epoca antica, ma si è conservata in alcuni dialetti come il dorico.

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